Con la dicitura “del nuovo tipo” si intendono tutti i tipi di mandolini con tavola piegata e ponticello mobile.

mandolini-del-nuovo-tipo
Cominciano a diffondersi dalla prima metà del ‘700. Lo strumento più antico conosciuto (con un cartiglio che ne riporti la data) è un mandolone romano di Gaspar Ferrari datato 1731 (Coll. Accademia Nazionale di S. Cecilia, Roma), mentre il mandolino a quattro ordini -napoletamo- con etichetta più antica è un Joseph Maria datato 1733.

Questi mandolini hanno da quattro a sei ordini doppi di corde.

Hanno tasti fissi metallici e piroli sagittali ospitati in una paletta piana.

Circa la loro tecnica esecutiva, questa prevede quasi certamente l’uso del plettro.

  • Strumenti a quattro ordini doppi

    Oggi identificati come mandolini napoletani. Hanno accordatura per quinte.
    mandolino-napoletano-a-quattro-ordini
    Incerta ancor oggi è invece la loro incordatura.

    Se per gli strumenti moderni di questo tipo l’uso di corde metalliche è ormai una consuetudine assodata e ben documentata fin dall’800, meno certo è l’uso di corde metalliche (le prime due lisce e le rimanenti fasciate) per gli strumenti oggi definiti barocchi.

    Infatti recenti studi dimostrerebbero che l’uso del ferro, almeno per la prima corda, fosse impossibile all’epoca, in quanto il carico di rottura di questo materiale (in relazione alla tecnologia dell’epoca) non fosse sufficiente per reggere la tensione necessaria, data la lunghezza vibrante di tali strumenti di poco inferiore ai 33 cm.

    Conseguentemente risulterebbe altresì attendibile l’incordatura indicata nei due trattati storici di Fouchetti e Corrette, che vedono l’uso di una corda di budello per il cantino, ottone nudo per il La, due fili torti di ottone per il Re e la quarta rivestita su un’anima di budello.

    Per quanto tale incordatura sia spesso considerata poco attendibile, se non addirittura alquanto fantasiosa, sembrerebbe invece, nella sua eterogeneità, risultare relativamente la più utilizzabile e corretta.

  • Strumenti a cinque ordini doppi.

    Pochi sono gli esemplari conservati conosciuti e nulla si sa circa il loro uso (accordatura, incordatura, repertorio e prassi esecutiva).Sono tutti di scuola napoletana.

  • Strumenti a sei ordini doppi.

    • Di questi, la tipologia più conosciuta è il mandolino genovese.mandolino-genovese-liuteria-gabrielli
      Per questo strumento esiste un unico trattato specifico (Francesco Contini, 1770-80 ca.) che ne da l’accordatura -per quarte- come una chitarra all’ottava.Data la lunghezza vibrante, che in media è di 31,5 cm, si potrebbe supporre l’uso del budello. Ma l’accordatura in Mi risulterebbe poco attendibile. Una accordatura, sempre per quarte, ma in Sol (identica a quella dei mandolini del vecchio tipo), risulterebbe invece più credibile.

      Ma rimaniamo sempre nel campo delle ipotesi.

      Costruttori conosciuti sono C.N. (attribuibile a Christian Nonnemacher), Giuseppe Graziani e Agostino De Planis.

    • Altra famiglia di questa tipologia sono gli strumenti di scuola napoletana.Gli strumenti superstiti conosciuti sono tutti della seconda metà del ‘700. Purtroppo non esistono documentazioni che ne attestino l’uso, né l’incordatura e l’accordatura.
      Hanno diapason di circa 28 cm. L’utilizzo del metallo potrebbe essere giustificabile. Ma siamo sempre nel campo delle supposizioni.Tra i vari autori conosciuti vi sono Antonio Vinaccia e Donato Filano.
  • Scuola romana

    Vale fare un accenno al mandolino a sei ordini di scuola romana. Attualmente si conosce un solo esemplare di questa tipologia (collezione privata); con sei ordini doppi di corde del nuovo tipo. E’ un mandolino costruito da Gaspar Ferrari nel 1774, che ho avuto la possibilità di restaurare e sul quale non ho dubbi circa l’originalità. Il diapason è lo stesso di quelli di area napoletana; valgono quindi le stesse conclusioni per incordatura e accordatura.


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